Escursioni e Manifestazioni

CHRISTO: passerella su sebino

 Un ponte immenso, fluttuante, rivestito di un tessuto giallo cangiante, che a giugno 2016 per 16 giorni collegherà isole e terraferma sul lago d'Iseo: è 'The Floating Piers', la straordinaria installazione con cui Christo torna in Italia dopo 40 anni. Ideate con un sistema modulare costituito da 200.000 cubi in polietilene ad alta intensità, ricoperte da 70.000 metri quadrati di tessuto a trama fitta (tutto materiale rimovibile e riciclabile), le passerelle (fissate al fondale con 200 ancore) creeranno sulle acque del lago un percorso pedonale di oltre tre chuilometri. . Le passerelle, a cui si lavora già in una fabbrica vicina, si svilupperanno circolarmente da Sulzano (sulla terraferma) a Monte Isola (la più alta isola lacustre d'Europa) all'Isola di San Paolo.

IL GRANDE CRUROTARSO

   Una approfondita indagine paleontologica conferma  che, a meno di due chilometri dalle piramidi, su una parete di roccia formatasi nel Triassico superiore (220 milioni di anni fa), sono conservate le orme di grandi rettili arcosauri,antenati di coccodrilli e dinosauri.
Varie specie di animali hanno lasciato 70 orme, quasi tutte allineate a formare almeno 5 piste (sequenza di passi). La continuità laterale della parete di roccia fa prevedere che molte altre orme giacciano ancora nascoste dalla vegetazione e dalle stratificazioni rocciose soprastanti e sottostanti.
L’importanza della scoperta si può sintetizzare in cinque punti:
1. sono le prime orme di rettili risalenti all’inizio dell’era dei dinosauri trovate in Lombardia
2. sono le orme di questo tipo e di qsto periodo più grandi e meglio conservate in Italia
3. alcune orme hanno una forma unica che suggerisce possano essere nuove per la scienza
4. aggiungono importanti dati per la ricostruzione degli antichi ambienti dell’Italia settentrionale
5. ci permettono di mettere in relazione rocce e fossili in varie parti del mondo, aiutandoci a comprendere meglio i primi passi dell’evoluzione dei rettili che poi diventarono dinosauri.

BOSCO DEGLI GNOMI

    

Oggi chi sale in località ''Goi de la Tromba - Polset'', appena fuori dal paese, lungo l'antica strada acciottolata che da Zone porta alla cima del Monte Guglielmo (segnavia n. 227-227A), incontra una serie di creature fantastiche, con forme per lo più da favola, saldamente radicate al terreno. La favola inizia proprio in quel di Zone dove abita un artista singolare, conosciuto da tutti come il ''Rosso'' (all'anagrafe Luigi Zatti). La sua sensibilità artistica nonché la sua fantasia lo hanno portato nel mondo degli antichi abitatori del bosco: gli gnomi. Pare che questi, dopo un incontro ravvicinato, gli abbiano sussurato il desiderio di essere, per mano sua, sentinelle visibili del loro meraviglioso bosco. I tronchi di alcuni alberi tagliati, con le radici ancorate al terreno, sono stati trasformati in tanti personaggi meravigliosi e fantastici. Un esercito di sentinelle composto per lo più di gnomi innamorati, mamme prosperose, patriarchi e grosse matrone, ma anche orsi, lupi, leprotti, ranocchi, volpi e gatti e persino Pinocchio vengono messi a guardie del posto

 

ESCURSIONE MONTE GUGLIELMO

               
Il Guglielmo, dialettalmente Gölem,  è una montagna speciale per molti versi e di ciò si ha sicura sensazione non solo guardandolo da sotto ma anche, e soprattutto, rimontandone la gigantesca e docile groppa. Il fascino non è facilmente definibile, ma indubbiamente attribuibile alla casuale alchimia di più fattori, tutti discendenti a cascata dalla posizione privilegiata e felicemente anomala: un pezzo di Alpi che una mano gigantesca ha sbalzato lontano dal consorzio dei suoi simili, poggiandolo quasi al limitare della pianura ed a balcone sullo specchio del Sebino. Va da sé che le visioni lontanissime che si godono dalla vetta siano di grande effetto, ma questo non costituisce di certo una prerogativa del Guglielmo; la sua singolarità è piuttosto nel modo in cui il monte si colloca rispetto all’ambiente circostante e come ciò viene percepito anche in condizioni di visibilità non ottimali. Infatti per questo blocco compatto e coerente di roccia calcarea la quota sul livello del mare è quasi coincidente con l’emergenza della vetta dal suo basamento: sono 1700 metri di dislivello diretto, su 1950 di quota assoluta, insomma, radicato com’è su due fondivalle bassissimi, e inserito a mo’ di colossale escrescenza sul filo esile ed arrotondato di uno spartiacque erboso più basso di mezzo chilometro a nord e di quasi uno (mediamente, e con l’eccezione della Punta Almana) verso sud,prima del progressivo degrado verso la piattezza della pianura. È un gigante isolato e la più vicina elevazione col suo ordine di grandezza è il Muffetto , a oltre dieci chilometri verso nord, pilastro terminale della dentata ed alta catena proveniente dal “nodo” del Setteventi (le montagne hanno nomi di bellezza incredibile) nella zona del Maniva. Tranne il Muffetto dunque, insieme ai suoi compagni più lontani dell’alta Val Trompia, per i quasi 360 gradi restanti, l’occhio del felice arrampicatore spazia su un vuoto di verdi ondulazioni, valli, pianure, cui si aggiunge lo specchio lacustre del Sebino, e per decine di chilometri non trova degni ostacoli di simile o superiore altezza. Singolare questa sommità del Guglielmo, con la lunga groppa formata da mammelloni erbosi, in catena, costellati di ruvidi e bianchissimi affioramenti di rocce calcaree, e lo sfondo di Castel Bertino a reggere, stagliato contro il cielo, l’imponente e aguzzo Redentore che alla luce del sole riflette un colore molto triumplino quasi di acciaio brunito, impresso per sempre nel suo calcestruzzo liscio e compatto, come per conferirgli un aspetto di rassicurante solidità. La groppa sommitale è difesa da un ripido, lungo e quasi uniforme pendio (ratù è il nome appropriato appioppatogli dai triumplini) sul versante settentrionale, mentre i restanti versanti sono molto più mossi ed articolati, ma mediamente più dolci. Che li unifica tutti è però la caratteristica della nudità, per centinaia di metri di dislivello, corretta solo da radi cespugli ed arbusti, mentre la vegetazione di alto fusto se ne sta sotto quota 1500 a tutto vantaggio della libertà di visuale; e ciò, unito agli effetti del già detto privilegio geografico del Guglielmo, da in premio al paziente arrampicatore tutta la strana sensazione della conquista di una ideale ed eccelsa montagna… poco più in là della porta di casa. 

RISERVA REGIONALE DELLE PIRAMIDI

La Riserva Regionale delle Piramidi di Erosione di Zone, istituita nel 1984, si sviluppa su una superficie di circa 21 ettari ad un altezza tra i 400 ed i 600 metri sul livello del mare. Il vasto deposito morenico che dà origine alle Piramidi di Zone è stato lasciato circa 150.000 anni fa da una lingua laterale, penetrata nella valle del Bagnadore, dell'imponente ghiacciaio proveniente dalla Valle Camonica che, durante la terza glaciazione, di Riss, riempiva il bacino ora occupato dal lago d'Iseo con uno spessore di oltre 600 metri. Il terreno morenico è costituito da materiale fine (argilla, limo e sabbia) e da materiale grossolano (massi e ciottoli). L'azione erosiva della pioggia sul deposito morenico isola, a poco a poco, grossi massi di roccia (fino a 6 metri di diametro). Tali massi esercitano un'azione protettiva, ad ombrello, sul materiale sottostante fino a modellare una colonna di terra: la piramide, che può raggiungere i 30 metri di altezza, ed è inoltre riparata da una pellicola protettiva formata dell'argilla insolubile che viene trasportata dall'acqua lungo i fianchi della stessa. Quando il masso sommitale cade, la piramide si disgrega rapidamente fino a trovare un altro cappello ad un livello inferiore.